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Ansia: preoccuparsene o occuparsene?

Gestione dell'ansia Laura Bastianello Psicologa Psicoterapeuta Albignasego

Avete mai riflettuto sulla differenza tra “preoccuparsi di qualcosa” ed “occuparsi di qualcosa”?

Dott.ssa Laura Bastianello Psicologa Psicoterapeuta Albignasego

Ricordo che la prima volta che ho sentito questa distinzione ne sono rimasta particolarmente colpita, l’ho trovata davvero illuminante nella sua apparente semplicità.

Proviamo ad immaginare uno studente universitario che sia preoccupato per un esame.

“Come potrebbe trovare espressione la sua preoccupazione?”

  • Potrebbe pensare, pensare e ripensare al momento dell’esame immaginando il professore che lo squadra con uno sguardo torvo, pronto a cogliere e smascherare ogni sua incertezza.
  • Potrebbe cercare di non pensarci, di distrarsi, di uscire, di mettere la propria “preoccupazione sotto il tappeto”, con il rischio di trovarsi all’ultimo senza ancora aver sfogliato il libro.
  • Potrebbe studiare “giorno e notte” arrivando a stremarsi, magari prendendosi l’influenza perché indebolito.
  • Potrebbe cominciare a manifestare un serie di malesseri psico-corporei: dal mal di pancia, alla difficoltà a dormire, agli incubi.
  • Ecc.

Ovviamente questi sono solo scenari plausibili, ma non così distanti dalla realtà di tanti studenti.

Cosa potrebbe accadere di diverso se il nostro studente invece di “preoccuparsi” dell’esame iniziasse ad “occuparsene”?

  • Potrebbe prendere visione del libro per stimare il tempo necessario a studiarlo.
  • Potrebbe iscriversi a un gruppo di studio per mantenersi stimolato e confrontarsi su eventuali dubbi.
  • Potrebbe chiedere un appuntamento al professore per ricevere chiarimenti sulle tematiche più ostiche.
  • Potrebbe pianificare il proprio tempo, definendo dei momenti per lo studio e per il giusto riposo.
  • Ecc.

Anche queste rappresentano delle mere possibilità tuttavia la differenza tra “preoccuparsi” ed “occuparsi” appare chiara.

Quando parliamo del “preoccuparsi” siamo nel dominio del pensiero, la mente esplora diversi scenari, spesso negativi, spostandosi ripetutamente dall’uno all’altro. Si alternano momenti in cui le scene temute si ripetono nella mente e momenti in cui si cerca di “non pensare” a nulla e “dimenticare” la tematica che crea apprensione.

Nell’occuparsi siamo nel dominio dell’azione, per cui la persona comincia a farsi delle domande diverse:

“A fronte di questa situazione cosa potrei fare?”

“Da dove potrei partire?”

“Quale potrebbe essere la prima azione da compiere?”

“Se dovessi stabilire un piano per affrontare questa cosa, quale potrebbe essere?

“A chi potrei chiedere aiuto?”

Personalmente ritengo che per più di qualcuno iniziare un percorso psicologico sia un primo modo di “occuparsi” di qualcosa di cui ci si è “preoccupati” per tanto tempo. Spesso la richiesta di iniziare un percorso è un primo passo, agito, dopo periodi più o meno lunghi caratterizzati dalla sensazione di dibattersi all’interno di una difficoltà.

Ovviamente non è l’unica possibilità, ci sono tante situazioni in cui da soli – ponendoci la domanda “cosa posso fare per occuparmene invece di preoccuparmene?” – possiamo trovare le nostre risposte.

Tuttavia, nei casi in cui procedere da soli diventi difficile e faticoso, il supporto di un professionista può rappresentare un valido aiuto per “occuparsi” delle problematiche che ci si trova ad affrontare.

Dott.ssa Laura Bastianello Psicologa Psicoterapeuta Albignasego

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