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DISTURBI D’ANSIA

L’ansia esprime un messaggio che arriva dal nostro mondo interno, ci parla di noi, del nostro modo di vedere il mondo e delle nostre relazioni. È quindi importante prestare attenzione a questo messaggio, cercare di coglierlo, comprenderlo ed elaborarlo.

L’ansia non rappresenta in sé qualcosa di “disfunzionale”. In alcuni casi tuttavia i sintomi ansiosi possono farsi così intensi e pervasivi nella vita della persona da costituirsi e strutturarsi in disturbi.

Studiosi di tutto il mondo si sono confrontati a lungo per definire nel modo più rigoroso e chiaro quali possano essere le principali tipologie di difficoltà legate all’ansia, aggregandole sotto il nome di Disturbi d’Ansia.

 

I DISTURBI D’ANSIA

 Si tratta di situazioni in cui la persona si trova a sperimentare paura ed ansia eccessive mostrando rilevanti variazioni nei comportamenti abituali.

Alcuni tra i principali Disturbi d’Ansia, descritti all’interno del DSM-5 (ovvero il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, 5° edizione, pubblicato dall’American Psychiatric Association) sono:

 

 

Disturbo di ansia generalizzato - Laura Bastianello Psicologa Psicoterapeuta Padova

Ansia e preoccupazione eccessive.

Nel panorama dei Disturbi d’Ansia, il disturbo d’ansia generalizzato si caratterizza per la presenza di ansia e preoccupazione eccessive e difficili da controllare, che si manifestano per almeno sei mesi per la maggior parte della giornata e che riguardano una varietà di eventi, situazioni e circostanze della propria vita. 

L’ansia e la preoccupazione sono eccessive rispetto alla “reale” probabilità che si verifichi l’evento spiacevole che la persona teme e che rappresenta l’oggetto della sua preoccupazione.

È come se la persona vivesse in uno stato di preoccupazione costante, seppur con momenti di maggiore e minore intensità, dove il senso di agitazione e preoccupazione si “sposta” tra diverse aree della vita. A titolo di esempio i pensieri di preoccupazione potrebbero riguardare la salute propria e/o dei propri cari, la propria situazione economica, problematiche lavorative, la possibilità che succedano eventi tragici imprevisti capaci di distruggere la quotidianità ed i propri riferimenti.

Catastrofizzazione e rimuginio

Vi è la tendenza ad immaginare scenari ed esiti ben più catastrofici di quanto “realisticamente” sia probabile possa accadere e ad intravvedere alti livelli di rischio e pericolo in una grande quantità di contesti. 

La frase chiave per descrivere quest’attitudine della persona potrebbe essere: “e..se succede….”, “non si sa mai”.

La persona passa molto tempo a rimuginare, ovvero pensare e ripensare, in merito agli eventi temuti spesso condividendo queste preoccupazioni anche con le persone significative cercando rassicurazioni.

Associazione con altri sintomi.

L’ansia e la preoccupazione si presentano accompagnate da altri sintomi, tra cui ad esempio senso di irrequietezza, stanchezza e facile affaticabilità, irritabilità, sonno disturbato, difficoltà a concentrarsi e tensione muscolare.

Possiamo comprendere come il continuo “preoccuparsi per qualcosa” contribuisca ad esaurire più facilmente le energie e le risorse della persona che frequentemente si sente prosciugata e sfinita. I continui pensieri di preoccupazione relativi ai possibili eventi temuti inoltre rendono difficile prestare attenzione in modo adeguato ai compiti ed attività quotidiane.

Il disturbo d’ansia generalizzato si può associare ad altre manifestazioni fisiche, tra cui a titolo d’esempio mani appiccicose, bocca asciutta, sudorazione, nausea, diarrea, sensazione di “nodo alla gola”, ecc.

Autolimitazioni e rinunce.

La persona comincia  a vedere compromesso il proprio “funzionamento” in diverse aree della vita: familiare, lavorativa, sociale, ecc.

Diventa quindi difficile mantenere, portare avanti e “sostenere il peso” delle proprie attività e relazioni quotidiane. 

La mente in continua attività, la tensione a livello corporeo e la difficoltà a “rilassarsi” infatti favoriscono un più rapido consumo di energia fisica e mentale lasciando un senso di “sfinimento” e stanchezza.

Frequentemente la persona reagisce a questi vissuti di ansia e preoccupazione limitandosi in diversi aspetti della propria vita. Nel tentativo di non generale nuove “opportunità di preoccupazione” l’individuo può cercare di tenere il più possibile “sotto controllo” le proprie aree di attività quotidiana, adoperandosi per limitare le occasioni di rischio e gli eventuali imprevisti. Ciò però significa rifuggire i cambiamenti, anche se positivi o necessari e rinunciare, quantomeno in parte, ad aprirsi a nuove esperienze ed opportunità.

Quando queste limitazioni diventano consistenti è facile che la persona arrivi a sperimentare sentimenti di tristezza, vuoto e demotivazione.

Stare bene è possibile?

Spesso chi vive esperienze affini a quelle appena descritte tende a considerarsi “ansioso da sempre, fin da bambino” ed a pensare e/o temere che questo tipo di attitudine sia una specie di destino, una tara del carattere da cui è impossibile sfuggire. 

L’ansia e la preoccupazione eccessive non rappresentano tuttavia un destino immodificabile.

Attraverso la psicoterapia – e quando necessario un supporto farmacologico – è possibile intervenire sulla situazione di disagio che la persona attraversa introducendo possibilità di gestione e nuove opportunità di benessere per una vita più serena.

Laura Bastianello Psicologa Psicoterapeuta Padova

Nell’ambito dei Disturbi d’Ansia, il Disturbo d’Ansia Sociale descrive scenari in cui la persona sviluppa una paura marcata e persistente, almeno sei mesi, in relazione ad una o più situazioni sociali in cui è esposta a persone non familiari o al possibile giudizio degli altri.

Possiamo immaginare ad esempio un giovane universitario che viva con forte paura ed imbarazzo il fatto di dover andare all’università, trovandosi in aule con decine e decine di persone, oppure di dover uscire la sera frequentando locali pieni di coetanei.

La persona di frequente anticipa in relazione a queste situazioni di poter agire in modo imbarazzante, di mostrare evidenti segni di disagio o ansia, di comportarsi in modo umilante per se stessa e per gli altri. 

Spesso vi sono fantasie di giudizio e disapprovazione da parte degli altri, con il timore di essere derisi, compatiti, rifiutati, ridicolizzati, fatti oggetto di scherno a fronte del proprio comportamento inadeguato, inesperto, impacciato e delle conseguenti brutte figure.

Il nostro universitario potrebbe infatti evitare di frequentare l’aula studio, fantasticando ad esempio di non essere accolto da un gruppo di studio già formato, di non sapere come porsi ed avvicinarsi, di essere percepito come un intruso, uno che non sa farsi degli amici suoi. Potrebbe temere di non sapere cosa dire, di diventare rosso, di dire delle sciocchezze. Di essere guardato con pietà e preso in giro dal gruppo in un secondo momento.

La persona tende ad evitare le situazioni sociali temute oppure a sperimentare forte ansia e disagio nel caso in cui si senta constretta a  parteciparvi. Arrivando perfino, in alcune occasioni, all’insorgenza di Attacchi di Panico concomitanti alla situazione o nell’attesa che si verifichi.

Prendendo l’esempio del nostro universitario possiamo immaginare che tenderà ad evitare contesti quali aule studio, sale mensa o i bar e locali dove i colleghi studenti si ritrovano a chiaccherare dopo le lezioni. Potrebbe però verificarsi una situazione, come la laurea della sorella, in cui non si senta nella condizione di poter rifiutare di partecipare. Plausibilmente possiamo preventivare una forte ansia anticipatoria, nei giorni ed ore precedenti all’evento, ed un forte disagio ed ansia durante la cerimonia di proclamazione ed i relativi festeggiamenti.

Simili vissuti solitamente generano grande pena e disagio e possono portare ad una compromissione del “funzionamento” sociale e lavorativo della persona, così come ad una grande difficoltà nello svolgimento delle consuete attività quotidiane.

La conseguenza diretta ed immaginabile è l’isolamento, che spesso si accompagna alla sofferenza legata al fatto che la persona “vorrebbe stare con gli altri e sapere come avvicinarsi a loro”, ma è come bloccata.

L’angoscia che prova all’idea di esporsi alla situazione sociale temuta supera il dolore di sentirsi sola ed isolata. Seppur comprensibilmente quest’ultimo risulti comunque molto penoso da sopportare.

Il Disturbo d’Ansia Sociale talvolta viene considerato dalla persona e da chi le sta accanto come un aspetto del carattere, difficile da modificare e con cui piuttosto provare a convivere.

La sofferenza che la persona può arrivare a provare e le limitazioni che sperimenta ogni giorno non rappresentano tuttavia un destino immodificabile.

Un supporto psicoterapeutico può offrire l’opportunità di individuare e costruire nuovi modi per vivere le situazioni sociali ed il rapporto con gli altri.

DISTURBO DI PANICO

All’interno della categorizzazione dei Disturbi d’Ansia inclusa nel DSM-5 è possibile parlare di Disturbo di Panico qualora la persona presenti degli Attacchi di Panico inaspettati e ricorrenti.

Quando è possibile parlare di Attacco di Panico?

L’Attacco di Panico può essere descritto come un periodo preciso di paura e disagio intensi durante il quale si sviluppano in modo improvviso, raggiungendo il picco nel giro di una decina di minuti, una serie di sintomi. 

Alcuni sintomi caratteristici assumono una connotazione prevalentemente fisiologica, tra cui ad esempio: 

palpitazioni, aumento della sudorazione, tremori, difficoltà respiratorie e sensazione di soffocamento, dolori al petto o all’addome, nausea e sensazione di svenimento, formicolii, vampate di calore.

Altri sintomi appaiono interessare prevalentemente la sfera del pensiero e delle emozioni, tra cui ad esempio: 

la paura di impazzire, la paura di perdere il controllo, la paura di morire, una sensazione di irrealtà rispetto a quanto sta accadendo o il sentirsi in qualche modo distaccati da se stessi (quasi come se si osservasse la scena dall’esterno).

Nell’esperienza della persona i sintomi che di volta in volta si manifestano vengono avvertiti nel loro insieme, in un mix che può risultare decisamente terrorizzante per il soggetto.

L’attacco di panico è spesso accompagnato nell’esperienza della persona da un senso di pericolo imminente, come se qualcosa di terribile e nefasto stesse per accadere, tanto che l’impulso frequentemente è quello di allontanarsi il prima possibile dalla situazione in cui ci si trova.

Il Disturbo di Panico.

L’Attacco di Panico non coincide di per sè con il Disturbo di Panico. 

Per parlare di Disturbo di Panico la persona deve aver avuto almeno due attacchi di panico inaspettati ed in almeno un caso l’attacco di panico deve essere stato seguito, per almeno un mese, da:

– Preoccupazione di poter avere un altro Attacco di Panico.

Spesso il primo attacco di panico viene vissuto dalla persona come un momento di rottura tra un prima, noto e conosciuto, ed un dopo, caratterizzato da un costante interrogativo “se e quando potrà tornarmi?”. La persona può vivere con ansia e preoccupazione la fase che segue il primo attacco di panico ed i periodi tra un attacco ed il successivo.

-Preoccupazione circa le conseguenze degli attacchi di panico sulla propria vita.

A titolo d’esempio la persona potrebbe sviluppare la paura di avere una malattia fisica grave oppure di essere mentalmente debole, di star impazzendo e “perdendo il senno”, etc.

-Cambiamenti a carico dei propri comportamenti quotidiani.

Immaginiamo che il primo attacco di panico si sia verificato in automobile: la persona potrebbe cominciare ad evitare di guidare l’auto o farlo solo in caso di scarso traffico o seguendo itinerari che le diano la sensazione di potersi fermare in ogni momento. Oppure potrebbe chiedere a familiari ed amici di accompagnarla in auto o di guidare al suo posto.

Impatto sulla vita quotidiana.

Spesso parlando di Disturbo di Panico si fa riferimento al cosiddetto ciclo di “paura della paura”, tale per cui la persona sviluppa un’intensa e persistente paura che l’Attacco di Panico possa ripresentarsi. Questa paura che accompagna la persona si traduce spesso in una serie di comportamenti di evitamento.

Cos’è l’evitamento?

La persona può cominciare ad evitare le situazioni in cui si è già verificato un attacco, oppure evitare le situazioni che la espongano alla confusione ed alla presenza di molte persone (come un concerto nella piazza della propria città o lo stesso supermercato), oppure evitare gli ambienti piccoli che diano la sensazione di non potersi allontanare abbastanza velocemente (ad esempio l’ascensore e l’autobus), oppure i contesti che espongano allo sguardo di altri estranei con la possibilità di sentirsi male di fronte a loro (ad esempio la cena di lavoro del partner).

E gli altri?

Frequentemente la persona che sperimenta un malessere di questo tipo tende a chiedere agli altri significativi (familiari, partner, amici, ecc) di starle più vicino, di accompagnarla, di non lasciarla da sola.

Rinunce e libertà.

La vita della persona può così arrivare a costellarsi di piccole e grandi rinunce, di “no” e “no grazie” detti a se stessa e agli altri per limitare il più possibile il rischio di esporsi a situazioni che possano, anche sono potenzialmente, contribuire ad innescare nuovi Attacchi di panico.

Solitamente il Disturbo di Panico impatta in modo significativo sulla libertà della persona, che auto-riduce notevolmente le proprie possibilità di azione e movimento, fisico e metaforico. 

Stima di sé

Spesso la persona riferisce un abbassamento della stima di sé, con il timore di non potersi fidare di se stessa, del proprio corpo e della propria mente. Il sentirsi fragili, intimoriti, dipendenti dagli altri risulta particolarmente penoso se messo a confronto con i racconti precedenti al primo Attacco, un passato dove tante volte la persona si descrive come autonoma ed indipendente.

Il disturbo di panico può arrivare a compromettere in modo significativo la quotidianità di vita dell’individuo e si accompagna a vissuti di paura e di terrore rilevanti

In tale scenario è utile chiedere aiuto affidandosi a professionisti competenti. La psicoterapia, talvolta affiancata in parallelo da un supporto farmologico nel caso in cui il medico di riferimento lo consideri necessario, può rappresentare un’opportunità per comprendere i meccanismi di questo disturbo, intervenire sui sintomi e riacquisire progressivamente un senso di controllo e padronanza circa la propria esperienza di vita.

 

Agorafobia - Laura Bastianello Psicologa Psicoterapeuta Padova

Agorà è il termine con cui si indicava nell’antica Grecia la piazza pubblica in cui il popolo si riuniva nei momenti più importanti della vita civile e politica della Polis, ovvero la città greca. 

Tale premessa ci può aiutare a comprendere il significato della parola “agorafobia”, ovvero un vissuto di paura ed ansia per il fatto di essere in pubblico, ad esempio in luoghi aperti e affollati, come la piazza della propria città durante un evento cittadino, ma anche luoghi chiusi, come un autobus o tram o la sala d’attesa di un medico.

Si tratta di contesti in cui la persona anticipa paura di non riuscire a fuggire o forte imbarazzo nel farlo nel caso in cui si sentisse male o ne avesse necessità.

Spesso la persona cerca di proteggersi da queste emozioni di paura evitando le situazioni temute oppure chiedendo a persone di cui si fida di accompagnarla, in modo da avere aiuto e supporto nel caso in cui accadesse qualcosa di negativo.

L’evitamento può riguardare un’ampia varietà di situazioni,  ad esempio luoghi affollati (centri commerciali, discoteche e centri città), luoghi chiusi (autobus, treno, aereo, ecc), ma anche l’essere in coda in contesti in cui risulti difficile potersi allontanare velocemente (ad esempio in coda in auto su un ponte o al casello dell’autostrada), ecc. 

Per poter parlare di Agorafobia la paura sopra descritta non può essere occasionale ma deve protrarsi in modo persistente per almeno sei mesi ed essere sproporzionata rispetto ai rischi “realisticamente” connessi alle situazioni temute.

L’agorafobia può comportare una significativa riduzione dell’autonomia della persona e della sua “libertà” di movimento ed un aumento della dipendenza dagli altri significativi.

In alcuni casi la persona arriva ad esempio a non uscire da cosa propria se non in presenza di un accompagnatore fidato, rischiando di compromettere diversi aspetti della propria vita sociale, familiare o lavorativa.

L’Agorafobia con una certa frequenza si manifesta in associazione con il Disturbo di Panico, tuttavia vi sono molti casi in cui l’individuo presenta Agorafobia senza tuttavia mostrare sintomi di panico e viceversa.

FOBIA SPECIFICA

Nel contesto dei Disturbi d’Ansia, con la dicitura Fobia Specifica viene fatto riferimento alla presenza di paura marcata, persistente (almeno sei mesi), eccessiva o irragionevole, provocata dalla presenza o dall’attesa di un’oggetto o di una situazione specifici e circoscritti.

La persona cerca per quanto possibile di evitare la “situazione fobica” e quando si trova ad essere esposta alla stessa prova forte ansia e disagio, talvolta fino all’insorgenza dell’Attacco di Panico.

Possiamo descrivere diverse tipologie di Fobia Specifica in base all’oggetto o situazione temuti dalla persona:

-Fobie relative ad animali (ad esempio serpenti, topi o ragni,ecc)

-Fobie relative ad eventi del mondo naturale (ad esempio temporali, altezza, acqua, ecc).

-Fobie relative a sangue-iniezioni-ferite.

-Fobie di tipo situazionale (ad esempio aerei, ascensori, ecc)

-Fobie di altro tipo (ad esempio la paura di vomitare, di soffocare, di contrarre una malattia, ecc)

Quello che la persona teme talvolta è la conseguenza negativa che quell’oggetto o situazione potrebbero comportare (a titolo d’esempio “se pesto una siringa usata senza accorgermene, potrei prendere una brutta malattia venerea).

Talvolta ciò che spaventa la persona è il fatto di poter perdere il controllo, di sentirsi in preda all’ansia ed al panico di fronte all’oggetto temuto oppure di perdere i sensi (ad esempio il timore di perdere il controllo di fronte ad un serpente, di urlare, di vomitare oppure svenire). 

Simili vissuti spesso generano forte disagio e possono portare ad una compromissione nel “funzionamento” sociale e lavorativo della persona, così come nello svolgimento delle consuete attività quotidiane.

L’emozione della paura è comune a ciascun individuo, è utile per la sopravvivenza ed ha supportato la nostra specie nell’evitare e gestire i pericoli generazione dopo generazione.

Quello che distingue una “paura” da una “Fobia Specifica” è l’intensità della paura, il suo essere eccessiva ed irragionevole, oltre al suo impatto nel compromettere la vita quotidiana della persona.

Un conto è essere intimoriti e a disagio all’idea di fare un’inizione o un prelievo del sangue, un conto è vivere la situazione con tale terrore da rinunciare a fare degli esami di approfondimento prescritti dal medico per seri motivi di salute.

 

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