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Coronavirus: come impatta su di noi l’incertezza?

Coronavirus: impatto dell'incertezza. Laura Bastianello Psicologa Psicoterapeuta Albignasego Padova

Perchè l’incertezza ci rende così ansiosi?

Cosa è possibile fare per fronteggiare queste sensazioni?

Il periodo che stiamo attraversando porta ad affrontare delle variazioni nel nostro abituale stile di vita che per molti, soprattutto i più giovani, rappresentano qualcosa di assolutamente nuovo e al di fuori dagli schemi di riferimento condivisi. Vedere le attività chiuse, le strade deserte e non poter uscire se non per comprovate e codificate necessità rappresenta qualcosa che esula da ogni nostra precedente esperienza.

Noi esseri umani cerchiamo stabilità, regolarità, continuità, ci adoperiamo da sempre per rendere il nostro ambiente più prevedibile, per sentire di avere il controllo di ciò che accade.

L’emergenza Coronavirus scuote le nostre abitudini, routine, credenze, ci porta a percepire i limiti del potere che riteniamo di avere sul mondo e su ciò che ci circonda.

Controllo ed incertezza rappresentano due polarità quasi antitetiche e quando si sente di “perdere terreno” sul fronte del controllo è più facile scivolare velocemente sull’altro fronte, sentendosi accerchiati dall’incertezza.

In questo scenario, il rischio tuttavia è quello di sentirsi in totale balia dell’incertezza e dell’imprevedibilità e di perdere di vista le possibilità di controllo e di gestione che abbiamo ancora a disposizione.

Tra il “controllo tutto” ed il “non controllo nulla” ci sono tante sfumature intermedie che a volte rischiamo di non scorgere.

Molti di noi provengono da settimane, anni, decenni di tempo denso, vissuto di corsa, con il fiatone, con la sensazione di non avere mai abbastanza tempo per fare tutto quello che ci era richiesto (dagli altri e da noi stessi). Ora per la maggior parte della cittadinanza si apre un tempo differente, dilatato, espanso, in parte privato delle abituali attività.

Molti non lavorano, viene meno il tempo ricreativo fuori casa, vengono meno tante occasioni di socialità che fino al mese scorso erano date per scontate.

Cosa fare di questo tempo? Come utilizzarlo e non subirlo? Come impiegarlo costruttivamente? E come gestire le emozioni di questo periodo? Come affrontare l’ansia, i vuoti, le paure e le incertezze?

Sono domande importanti, che ciascuno si sta ponendo in questi giorni.

Un primo, piccolo passo, consiste nel riappropriarsi per quanto possibile della sensazione di poter “agire”, di avere un ruolo nella “gestione” di ciò che ci accade.

Non parliamo di un controllo “totale” (che d’altronde non ci era dato avere neanche prima), bensì di un controllo “limitato” e di una gestione “parziale”.

Ci sono cose che non si possono cambiare, che vanno accettate così come sono, pensiamo a tutte le misure che lo Stato sta cercando di adottare per limitare i danni di quest’emergenza e che impattano notevolmente sulla vita di ciascuno.

Possiamo però intervenire su come gestire il nostro tempo, un tempo dilatato in uno spazio ridotto, spesso coincidente con le mura della nostra casa.

C’è una differenza tra il tempo subito, che “ci scorre addosso” ed il tempo speso, impegnato per qualcosa che abbiamo scelto di fare, a cui abbiamo deciso di dedicarci.

Quando scegliamo, seppur all’interno di una serie di limitazioni che dobbiamo accettare, come impiegare il nostro tempo, quando pianifichiamo ed agiamo in una direzione che è stata scelta da noi, allora recuperiamo in qualche modo terreno sul piano del “controllo”.

Sentiamo che seppur nel nostro piccolo, stiamo decidendo, stiamo pianificando, stiamo mettendo la nostra iniziativa nella quotidianità.

Siamo in attesa, ma un’attesa che per quanto possibile non ci vede come “spettatori passivi”, bensì come “attori intenzionali” che scelgono, seppur all’interno di una cornice di limiti, come investire le proprie ore, dove rivolgere la propria attenzione, in che direzione canalizzare la propria energia.

C’è chi studia, c’è chi legge, chi progetta, chi si occupa delle persone care o più fragili (in presenza o anche tramite una telefonata o un messaggio), chi fa cose che rimandava da anni (ad esempio legate alla manutenzione della propri abitazione), chi risente amici e persone della propria vita per cui finora c’era stato “poco tempo”, chi supporta coloro che attraversano con maggiore ansia ed angoscia questo momento, ecc.

Al di là delle specifiche azioni, il cui valore è del tutto personale e soggettivo, quello che conta è l’“atteggiamento mentale” con cui leggiamo gli eventi che ci vedono coinvolti: più sentiamo di assumere un “ruolo attivo”, di prendere delle decisioni rispetto alla nostra quotidianità, maggiore è la possibilità di arginare il disagio connesso all’incertezza.

 

 

Dott.ssa Laura Bastianello

Psicologa Psicoterapeuta Albignasego Padova

 

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