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Coronavirus: sei strategie per affrontare le restrizioni

Coronavirus: strategie gestione ansia ed incertezza. laura Bastianello Psicologa Psicoterapeuta Albignasego Padova

Nell’articolo “Coronavirus: come impatta su di noi l’incertezza?” abbiamo parlato della dimensione del “controllo”, ovvero la necessità tipicamente umana di sentire di poter prevedere ed in qualche modo gestire le situazioni e gli eventi.

Un’emergenza come la diffusione del Covid-19 rompe gli schemi di riferimento e di convivenza consolidati in decenni, ciò comprensibilmente si associa per molti ad un accrescimento del senso di ansia, incertezza e vuoto.

Cosa può aiutarci a gestire la situazione che ci vede coinvolti?

Il linea generale più una persona si considera passiva ed impotente rispetto a quanto le accade più aumenta il rischio di sperimentare vissuti di malessere e disagio. Al contrario se l’individuo sente di assumere un “ruolo attivo” rispetto agli eventi che lo vedono coinvolto vi è una maggiore possibilità di preservare una dimensione di benessere psicologico.

A seguire un compendio di alcune strategie che, seppur all’interno della cornice dei limiti e delle restrizioni imposti per limitare la diffusione del virus, possono rappresentare degli spunti per sentirsi “attivi” e recuperare una dimensione di intenzionalità, decisione, azione.

Un conto è subire il “passare del tempo”, un conto è utilizzare il proprio tempo in modo volontario e consapevole.

1. Fare riferimento solo alle fonti di informazione istituzionali e verificate.

Tenersi informati è un comportamento utile e sano: essere informati ed aggiornati dà la sensazione di prevedere meglio ciò che succederà, aumenta la percezione di controllo e permette di recepire prontamente le nuove misure.

Ciò nonostante, data la portata del fenomeno che ci vede coinvolti, dobbiamo essere consapevoli dell’aumentato rischio di consultare fonti poco attendibili o di essere raggiunti da informazioni non corrette (si pensi alle Fake News).

È quindi utile fare riferimento solo alle fonti istituzionali e verificate per ridurre il rischio di incappare in notizie erronee o allarmistiche. È richiesta una particolare attenzione al fine di tutelare le fasce più fragili della popolazione, in particolare bambini, ragazzi ed anziani, maggiormente esposte al rischio di confondere notizie reali e false informazioni.

2.Definire momenti specifici della giornata in cui cercare informazioni.

Uno dei tentativi per contenere l’ansia e l’incertezza osservato in queste settimane è rappresentato dalla tendenza a monitorare in continuazione ogni tipo di comunicazione connessa alla tematica del Coronavirus, frequentemente anche tramite canali non completamente affidabili.

Questo comportamento se portato all’eccesso rappresenta una falsa soluzione.

Rimanere concentrati solo sulla tematica del virus, senza distendere la mente e pensare ad altro, contribuisce a restringere i nostri orizzonti di pensiero ed incrementa il rischio di fantasie allarmistiche, in un circolo vizioso di ansia ed incertezza.

Come suggerisce Emile Chartier “niente è più pericoloso di un’idea quando è l’unica che si ha”.

È preferibile definire momenti limitati nel tempo e cadenzati in cui cercare aggiornamenti sulla situazione, a titolo d’esempio un quarto d’ora o mezzora al mattino e alla sera.

3. Preservare, per quanto possibile, le proprie abitudini e routine.

Le abitudini ci rassicurano, ci danno la sensazione di vivere in un mondo più prevedibile, caratterizzato da una serie di regolarità che ci accompagnano.

Questo è particolarmente evidente nei bambini (non c’è verso che il piccolo Giacomo si addormenti senza il suo peluche e la sua storia della buona notte, possibilmente sempre la stessa) e negli anziani (pensiamo al senso di smarrimento che può provare una persona anziana nel vedere il quartiere in cui è cresciuta completamente trasformato a livello architettonico e dei suoi abitanti).

Tutti noi, in ogni caso, troviamo giovamento in una serie di abitudini e routine che spesso inconsapevolmente agiamo ogni giorno. In questo momento, dove tante costanti del mondo esterno vengono temporaneamente meno (il lavoro, la spesa al centro commerciale, l’uscita al parco o in ristorante, lo sport, ecc) è importante, per quanto possibile, preservare le routine.

Ad esempio? Alzarsi e andare a dormire alla stessa ora o comunque con regolarità, togliersi il pigiama e vestirsi anche se si rimane in casa, dedicare il giusto tempo e cura ai pasti (soprattutto chi vive da solo), non trascurare la cura di sé e degli ambienti in cui si vive, ecc.

4.Darsi piccoli obiettivi quotidiani: utili e dilettevoli.

Una giornata intera davanti ed il non sapere come riempirla può essere un’esperienza molto disorientante, soprattutto per chi è abituato a ritmi di vita sostenuti.

Noi esseri umani abbiamo bisogni di obiettivi, di sentirci coinvolti nelle attività, di sentire che il nostro tempo e le nostre giornate hanno un senso.

Per molti ad oggi l’evenienza di trascorrere l’intera giornata in casa è estremamente plausibile, ciò nonostante può essere utile per quanto possibile pianificare, seppur sommariamente, le proprie giornate, definendo delle attività a cui dedicarsi, che siano utili, dilettevoli o entrambe.

Ad esempio? Sistemare la pila di carte in attesa di essere riordinata da mesi, mettere in ordine il garage, fare decluttering (eliminare il superfluo), fare le pulizie di primavera, cominciare a pianificare la realizzazione di quel progetto che avevamo in mente di avviare da tempo, ecc.

Ma anche.. Cucinare quella ricetta che da mesi aspettavamo di riprodurre, provare con i nostri bambini quel nuovo gioco ancora imballato, leggere i libri comprati e mai letti, scrivere, dipingere, ecc.

5.Sentire di essere d’aiuto agli altri.

Svariati studi hanno cercato di comprendere la relazione tra l’essere di aiuto agli altri e le dimensioni del benessere e della felicità, sta di fatto che per molte persone “essere d’aiuto” trasmette un senso di utilità, di gratificazione, di soddisfazione.

Si può essere aiuto anche da casa?

Seppur con le limitazioni che ben conosciamo, ci sono molti modi per essere d’aiuto, sia in presenza che a distanza.

-L’ascolto, dedicare il proprio tempo ad ascoltare ed offrire vicinanza soprattutto a chi vive con maggior angoscia e preoccupazione il particolare momento che stiamo attraversando.

-Dare l’esempio, cercando di porsi in modo lucido e ragionevole, di limitare allarmismi e di ridimensionare per quanto possibile paure e fantasie irragionevoli. Una presenza calma e rassicurante può rappresentare un valido aiuto per fronteggiare ansia e paure.

6.Curare la socialità, anche a distanza.

Per qualcuno questi giorni segnano una vicinanza ritrovata: coppie, genitori e figli, familiari che si trovano a passare assieme molto tempo, usualmente speso in larga misura per il lavoro, la scuola e gli impegni fuori casa. Per qualcuno invece sono giorni a “distanza” con l’impossibilità di raggiungere il partner o la famiglia quanto e come si vorrebbe.

In entrambi gli scenari si rivela utile curare la qualità della relazione.

Passare molto tempo assieme, per chi è abituato a trascorrere tante ore fuori casa, può essere spiazzante, talvolta irritante.  Può capitare di scontrarsi e metaforicamente “rubarsi l’aria”. Ciò comporta l’investire energie nel “riprendere le misure” l’uno con l’altro, ma al contempo offre l’opportunità di utilizzare in modo consapevole il tempo ritrovato “prendendosi cura della relazione”. Può essere un tempo di confronto, di dialogo, di rinnovata conoscenza, un tempo da dedicare ad attività comuni e condivise.

Per chi invece vive la distanza e la solitudine, la tecnologia – se ben utilizzata – offre l’opportunità di  sentirsi più vicini: un sms, una chiamata, una videochiamata possono rompere seppur momentaneamente il silenzio infondendo fiducia e calore.

 

 

Dott.ssa Laura Bastianello

Psicologa Psicoterapeuta Albignasego Padova

 

 

 

 

 

 

 

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