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Approfondimenti a 360°, Disturbi d'ansia

Dott.ssa, bisogna adattarsi agli altri “per andare bene”?

Bisogna adattarsi agli altri per andare bene?

“Bisogna adattarsi agli altri per andare bene?” e “quanto?”

Porsi delle domande circa il quanto “adattarsi agli altri” è molto comune nel periodo dell’adolescenza. Tuttavia è frequente che tali interrogativi si propongano a più riprese anche durante la vita adulta.

Celebre film costruito anche attorno a questo concetto è “Il diavolo veste Prada”.

La protagonista per avere successo ed affermarsi professionalmente arriva a rinnegare i propri valori adottando pienamente uno stile di vita che inizialmente rifiuta. Il film mette il luce i vantaggi di questo “adattamento totale” nel caso specifico al mondo dell’alta moda ed alle sue leggi. Svela tuttavia al contempo i costi e le pesantezze di una vita vissuta in disaccordo con delle dimensioni, dei valori, dei convincimenti che per la protagonista sono importanti, fino all’epilogo (che non vi svelo).

Quando ci si sente insoddisfatti rispetto ad alcune parti della propria vita. Quando sembra che le cose vadano bene solo agli altri. Quando le altre persone ci sembrano vincenti e gratificate possiamo avvertire con forza il desiderio di “imitarle”.

Della serie “se mi comporterò come te forse mi sentirò come te ed avrò risultati positivi come i tuoi”.

Si tratta di un pensiero comprensibile, ci troviamo ad osservare dei comportamenti, ci sembra che questi “funzionino” e ci riproponiamo di provare a riprodurli.

Ciò nonostante, quello che ho potuto notare è che questi propositi di “imitazione” frequentemente falliscono sul nascere. Oppure se portati avanti forzatamente si accompagnano spesso alla sensazione di “non riconoscersi più”. O addirittura di essere diventati “una versione quasi peggiore di se stessi”.

Come mai?

A volte può sembrare di “scimmiottare” il comportamento di un’altra persona, riproducendone la forma ma non la sostanza. Della serie “mi comporto come te ma non mi sento come te”.

Quello che in questi casi non consideriamo è il fatto che ciascuno di noi si muove in un orizzonte costellato di credenze, opinioni, valori, schemi di riferimento suoi propri. In tale scenario, nel tentativo di “adattarsi agli altri” quello che può essere assolutamente funzionale per una persona potrebbe metterne fortemente in difficoltà un’altra.

Cercare di imitare gli altri senza tenere conto delle particolari lenti con cui vediamo il mondo rischia di esporci alla frustrazione. Può risultare davvero difficile da sostenere soprattutto nel medio-lungo periodo.

A volte possiamo pensare che la soluzione giusta sia quella di adattarsi agli altri accelerando o rallentando il nostro “ritmo”. Alla lunga però il muoversi ad un ritmo che non è il nostro, che non risponde ai nostri bisogni, valori ed inclinazioni, può farci stancare e perdere entusiasmo.

Ciascun individuo ha l’opportunità di apprendere osservando ed interagendo con gli altri. Tale processo tuttavia risulta ben più ostico quando si tenta di negare o di prescindere da se stessi.

Quando si cerca di “mettere da parte” i propri bisogni, pensieri, desideri, convinzioni.

Credo che le più belle opportunità si aprano quando cerchiamo una “danza dei ritmi”, dove i nostri bisogni e quelli degli altri si incontrano. Dove i ritmi dell’uno e dell’altro cercano un equilibrio mobile, una forma di negoziazione, come in una danza. È in questo scenario che più favorevolmente si apre la possibilità di apprendere gli uni dagli altri. L’opportunità di arricchirsi e crescere, senza negare valore ad una delle parti.

 

 

 

Dott.ssa Laura Bastianello

Psicologa Psicoterapeuta Albignasego

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