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Dalla paura di sbagliare al “dialogare” con gli errori.

Paura di sbagliare- Laura Bastianello Psicologa Psicoterapeuta Padova

Che rapporto abbiamo con la paura di sbagliare?

Ricordo perfettamente quando un mio professore universitario, di fronte alla “paura di sbagliare” palesata da alcuni di noi “psicologi in formazione”, disse all’aula gremita di studenti una frase che non ho più dimenticato. Ci disse che:

“un errore è tale se non ce ne facciamo nulla, altrimenti può diventare qualcos’altro”.

Quella frase catturò la mia attenzione, era la prima volta che incontravo una prospettiva del genere.

La dimensione dell’ “errore” accomuna tutti gli esseri umani,  a ciascuno prima o poi capita di compiere un’azione di cui non è convinto o di cui successivamente si rammarica. A tutti può capitare di sentirsi immobilizzati dalla confusione e dalla paura di sbagliare. Oppure pensare di non aver agito quando invece sarebbe stato il caso.

Nonostante questi vissuti siano familiari a ciascun individuo, esperienza comune a molti è quella della

fatica a confrontarsi “costruttivamente” con i propri errori.

In un primo scenario, ad esempio, l’errore può farsi così ingombrante e presente alla consapevolezza da occupare per un tempo più o meno lungo quasi tutto lo “spazio mentale”.

In questi termini è facile che la persona continui a pensare, pensare e ripensare al proprio operato. Rivedendo mentalmente le scene accadute, ripercorrendo più e più volte le proprie azioni e parole, ogni volta rimproverandosi per la propria inadeguatezza in quella data situazione. In un simile orizzonte il vissuto emotivo può farsi anche molto intenso. Comprensibilmente risulta assai difficile riflettere costruttivamente su quanto accaduto ed analizzare gli eventi nel tentativo di migliorare.

In un secondo scenario, la percezione dell’errore segue un processo inverso, questi si allontana dalla nostra consapevolezza. Cerchiamo quindi di non pensarci, di “archiviarlo”. Proviamo a lasciarlo dentro un cassetto per non dover affrontare le emozioni negative ad esso associate. In questo orizzonte, l’ “errore” viene tenuto cosi distante da uscire dalla nostra sfera consapevole, semplicemente non ci pensiamo, apparentemente l’abbiamo dimenticato.

Entrambe queste modalità non sembrano facilitare la possibilità di “fare qualcosa dei nostri errori” di cui parlava il saggio professore. Per quello che ho potuto osservare, la possibilità di “imparare dagli errori” si apre quando ci permettiamo di guardare al nostro comportamento trovando la “giusta distanza”.

Impariamo quando con l’errore possiamo “dialogare”.

Prendendoci il tempo per osservare il nostro agito e per chiederci:

“che senso ha avuto per me in quel momento agire o non agire, in quel modo?”,

“cosa avrei potuto fare di diverso?”, “come avrei potuto farlo?”, “cosa mi ha frenato?”,

“se domani mi ritrovassi a vivere la stessa scena cosa farei?”, “cosa potrebbe facilitarmi?”.

Dialogare con i nostri “errori” consente di comprendere quanto accaduto, ma anche di immaginare uno scenario diverso. Permette di considerare noi stessi in altre vesti, di ipotizzare altre opzioni, altre azioni, altre soluzioni.

Permette di riscrivere la “storia” di quanto accaduto, di immaginare un finale diverso. Non per negare quanto già avvenuto, ma per immaginare e dare forma a nuove parole e nuovi comportamenti possibili, da utilizzare e sperimentare concretamente nelle occasioni future.

 

 

 

Dott.ssa Laura Bastianello

Psicologa Psicoterapeuta Albignasego

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Specializzata in problemi d’ansia

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