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Ansia - Impariamo a conoscerla, Problematiche d'ansia, Psicoterapia dell'ansia

Perché mi sembra che gli altri non capiscano la mia ansia

Ansia e incomprensioni Laura Bastianello psicologa psicoterapeuta Albignasego Padova

MARINA

Marina vive il proprio lavoro con grande intensità, pur avendo un ruolo da dipendente sente distintamente sulle proprie spalle il peso della responsabilità rispetto al lavoro e all’andamento del proprio ufficio.

Vive con angoscia l’idea di ammalarsi, si chiede come potrebbero fare i colleghi senza di lei, quali conseguenze negative potrebbero esserci per il suo gruppo di lavoro e per se stessa, in relazione alla disapprovazione del suo titolare.

Spesso Marina si ferma in ufficio oltre l’orario di lavoro, a volte senza neanche segnare gli straordinari, in alcune occasioni vive questa scelta con un misto di soddisfazione e gratificazione, si sente importante, indispensabile, altre volte la scelta le costa più fatica, ma non riesce a sottrarvisi.

La sola idea di allontanarsi senza aver concluso il suo lavoro scatena nella mente di Marina immagini a tratti “catastrofiche”: “potrebbero esserci delle penali?”, si chiede, “il capo potrebbe cominciare a vedermi negativamente?”, arrivando anche ad immaginare scenari di licenziamento o di mobbing “forse mi renderebbe la vita impossibile”.

Quando Marina pensa a queste cose talvolta prova vergogna, se può cerca di non condividerle con nessuno, alla fine il suo datore di lavoro è uno che pretende ma non ha mai dato l’impressione di voler fare a meno di lei o di non considerarla, eppure lei non riesce a non pensare a queste cose in certi momenti.

Per cercare di tenere a bada la preoccupazione preferisce ricontrollare anche due o tre volte il suo lavoro e così finisce ancora più tardi.

ACHILLE

Achille è il compagno di Marina, ha una piccola ditta di stampo artigianale che gestisce con il padre ed il fratello. Sul fronte del lavoro Marina non la capisce proprio. Lui passa molto tempo a lavoro, però giustifica questa decisione con il fatto che l’attività sia sua e della famiglia. Non capisce come mai Marina dedichi tante delle sue energie, pensieri e tempo all’azienda dove lavora, spesso dice a Marina “secondo me ti sfruttano”, “ti avessero almeno dato una promozione o un aumento”, “mi sembra folle che tu rimanga in azienda più del previsto e gratis”. Achille in quei momenti prova rabbia, pensando alla sua compagna “sfruttata”, arrivando in alcuni casi a manifestare la sua irritazione apertamente con Marina.

Su questo punto Marina ed Achille proprio non si capiscono e talvolta litigano, soprattutto quando Marina arriva a casa tardi da lavoro, sfinita ed amareggiata.

In quei momenti Marina si sente davvero poco capita, dal suo punto di vista Achille non può nemmeno immaginare quanto per lei possa essere angosciante lasciare un lavoro da fare. Marina sa che tornerebbe a casa prima ma i pensieri e le preoccupazioni non le darebbero tregua. Per non parlare degli incubi notturni. Preferisce finire più tardi, ma almeno riuscire a staccare in qualche modo “la testa” una volta uscita dall’ufficio. In ciò si sente davvero poco capita da Achille, a tratti lui le sembra ottuso, insensibile, si chiede “ma non mi vede, è possibile che non ci arrivi?”.

La storia di Marina ed Achille ci aiuta a comprendere l’importanza delle nostre “lenti”, dei “filtri” con cui leggiamo la situazioni nel generare le esperienze emotive che viviamo. Le lenti di Achille e Marina, quantomeno su questa tematica, sono molto differenti.

Come mai Marina vive con tanta “ansia” il proprio lavoro?

Che senso ha per lei fare ciò che fa?

 

Le “lenti” con cui guardiamo il mondo non sono casuali, ma prendono forma a partire dalla nostra esperienza, dalla nostra storia di vita, dal modo in cui abbiamo imparato a relazionarci con gli altri.

Marina, fin da piccina anche in relazione alla particolare storia della sua famiglia, ha imparato a leggere se stessa nei termini di una persona che doveva essere affidabile, presente, capace di mantenere gli impegni e la parola data. Crescendo queste dimensioni si sono consolidate diventando fondamentali per poter stare in relazione con gli altri, arrivando in età adulta ad irrigidirsi. Ora Marina sembra sentire e pensare che “deve essere affidabile, presente, coerente” e deve farlo sempre, per non rischiare di perdere la stima, l’apprezzamento, il riconoscimento degli altri.

Per Marina anche il più piccolo errore potrebbe mettere in dubbio la sua affidabilità, rischiando di compromettere il modo in cui gli altri la vedono ed il rapporto con loro.

Partendo da questa premessa, forse può essere più facile capire come mai per Marina l’idea di lasciare un lavoro incompiuto ed uscire dall’ufficio possa essere così angosciante.

E Achille?

 

Achille fatica a comprendere Marina in questi aspetti non per cattiva fede, ma in quanto le sue lenti sono molto diverse da quelle di Marina. Vede il mondo attraverso altri colori, altre chiavi di lettura, che a loro volta hanno preso forma a partire dalla sua specifica storia ed esperienza di vita.

Per Achille infatti il tema dell’“essere sfruttati” e dell’”ingratitudine degli altri” è molto sentito e lui legge la situazione della propria compagna a partire da questa particolare angolatura. Angolatura che ha molto senso per lui, ma è davvero poco pertinente per lei. Marina neanche pensa alla possibilità di essere sfruttata, i suoi pensieri sono rivolti a tutt’altro.

 

In ciò, come può entrare in gioco la figura dello Psicologo?

 

Possiamo immaginare che plausibilmente la scelta di chiedere il supporto di uno psicologo possa arrivare sia dai singoli, in particolare Marina, che dalla coppia.

Possiamo supporre che per Marina sia molto impegnativo e faticoso sostenere l’idea che ogni errore o imprecisione rischino di compromettere i suoi rapporti in modo definitivo. Ad esempio, un aumento delle mansioni e responsabilità a lavoro potrebbe turbare il delicato equilibrio costruito, portandola a scegliere di contattare un professionista per cercare un modo di vivere la situazione meno estenuante.

Allo stesso tempo la coppia potrebbe chiedere un supporto in contigenza con la decisione di avere un figlio, scelta che potrebbe comportare la necessità di rivedere il rapporto con il lavoro da parte di entrambi.

L’avvio di un percorso di supporto potrebbe rappresentare un’occasione per Marina – per ammorbidire la rigida connessione tra “errore”, “inaffidabilità” e rischio di “perdere gli altri”, cercando delle chiavi di lettura più flessibili e meno estenuanti da sostenere – e per la coppia,  per trovare dei nuovi strumenti per capirsi, per cogliere il senso delle reciproche differenze e per relazionarsi in modo più costruttivo.

 

 

 

Dott.ssa Laura Bastianello

Psicologa Psicoterapeuta Albignasego Padova

 

 

 

 

 

 

 

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