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Ansia - Impariamo a conoscerla, Problematiche d'ansia, Psicoterapia dell'ansia

Perché può essere così ansiogena l’idea di dire no?

Paura di dire no Laura Bastianello Psicologa Psicoterapeuta Albignasego

Quando si preferisce dire di si, anche se in disaccordo, piuttosto che affrontare l’ansia del no.

Dott.ssa Laura Bastianello Psicologa Psicoterapeuta Albignasego

Per molte persone è davvero difficile dire di no, rifiutare proposte, richieste o favori che arrivano dagli altri. La sola idea di rifiutare è accompagnata da emozioni molto forti di ansia, colpa, paura e disagio, tanto che spesso la soluzione che viene scelta è quella di acconsentire, anche se non si è del tutto convinti nel farlo.

Dire di sì, anche senza esserne pianamente convinti, è un modo per mettere momentaneamente da parte le emozioni negative a cui si andrebbe incontro prendendosi il rischio di dire di no. Al contempo tuttavia, acconsentire sempre, può portare nel lungo periodo a sentirsi intrappolati, impossibilitati a fare ciò che si desidera davvero.

Martina e Lia sono da sempre grandi amiche: Martina è quella più spigliata, decisa ed estroversa, non teme il conflitto ed anzi alcune volte sembra divertirsi a cercarlo. Con Lia è sempre stata gentile, ma un po’ autoritaria, tra le due è lei quella che spinge per fare le cose, quella che traina. Lia è una ragazza più timida, riservata, ama la tranquillità e non vorrebbe mai litigare con nessuno. Non è sempre d’accordo con Martina, a volte alcune delle sue idee non la convincono o quantomeno non la convincono in toto, eppure preferisce non dire nulla all’amica. Lia pensa sempre tra sé che quelle divergenze siano piccolezze e che sarebbe un peccato rischiare di rovinare un’amicizia per questo. Eppure ogni tanto ripensando a quelle piccolezze si scopre a provare un certo “mal di pancia”.

Cosa potrebbe succedere a Lia se dicesse di no?

Lia si è posta più volte questa domanda ed anzi in un paio di occasioni ha pure provato a dire di no.

Anni prima Lia aveva rifiutato una richiesta di Martina in un momento in cui era particolarmente stanca e provata e sentiva di non riuscire ad assecondarla.  Le aveva mandato un sms rifiutando un favore che Martina le aveva chiesto. Dopo averle detto di no tuttavia si era sentita malissimo, aveva continuato a ripensare mentalmente a tutti i buoni motivi per cui aveva rifiutato, ripetendosi le sue “giustificazioni”. Eppure nessuna di queste sembrava “tenere testa” rispetto all’immagine della faccia di Martina arrabbiata.

Lia temeva infatti la reazione di Martina, così tanto da fantasticare sugli scenari più disparati:

“Martina avrebbe voluto rompere con lei?”

“La qualità della loro amicizia sarebbe rimasta la stessa?”

“Martina avrebbe potuto vendicarsi in qualche modo?”

“Oppure l’avrebbe lasciata a se stessa in un momento di difficoltà?”

Lia per prima pensava che le sue ipotesi fossero esagerate, diceva a se stessa “ma dai, mica basta così poco per compromettere un’amicizia” eppure nessuna giustificazione razionale sembrava tenere.

Quella volta alla fine non era successo nulla di così spaventoso, anzi rincontrando Martina non l’aveva  trovata arrabbiata, ciò nonostante quelle ore di attesa tra l’invio del messaggio e l’incontro con Martina erano state così pesanti e cariche di angoscia che Lia si era riproposta di non mettersi più in una situazione così scomoda.

La storia di Lia ci aiuta a mettere a fuoco un aspetto molto frequente in questo tipo di situazioni ovvero il forte timore di perdere le proprie relazioni più importanti.

Spesso la difficoltà a dire di no, a portare avanti se stessi e i propri bisogni si accompagna alla paura che gli altri se ne vadano, si arrabbino, possano farci soffrire o lasciarci soli. Fronteggiare la rabbia dell’altro o ancor più il suo allontanamento rappresentano ipotesi così temibili da rendere preferibile l’adeguarsi, il farsi andare bene le cose, l’essere accomodanti.

Ovviamente tuttavia anche l’essere accomodanti, a dispetto dei propri bisogni e valori, ha dei costi. Ci si può sentire sfruttati, manipolati, si può provare molta rabbia nei confronti dell’altro, che spesso neppure ne è consapevole, ci si può sentire in trappola.

Ogni persona è unica, con la propria storia ed il proprio modo di leggere le situazioni, eppure nell’ambito della mia esperienza ho potuto osservare alcuni elementi ricorrenti quando le persone raccontano questo tipo di difficoltà.

Mi riferisco al timore, più o meno consapevole, che “portare avanti se stessi e i propri bisogni possa mettere a rischio i rapporti più importanti” e che al contrario “essere accomodanti e disponibili sia la via principe per conservare le proprie relazioni”.

In che modo si può lavorare su queste dimensioni in psicoterapia?

Uno degli aspetti su cui è utile lavorare in terapia è rappresentato proprio dalla possibilità di cercare dei modi per trovare un “equilibrio tra sé e gli altri”, per “conciliare ed integrare i propri bisogni con quelli delle altre persone”.

Cercare e costruire insieme, terapeuta e cliente, delle vie per “prendersi cura degli altri e della relazione con loro ma anche, al contempo, per prendersi cura di se stessi e dei propri bisogni”.

Dott.ssa Laura Bastianello Psicologa Psicoterapeuta Albignasego

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